Piccolo esperimento: questa sarebbe la dimensione della nostra piccola città se tutti vivessimo in un tipo di casa molto fashion presentata in questi giorni con gran clamore sulle riviste dalla carta patinata, naturalmente al netto di spazi pubblici, strade, servizi, etc.
Viene il dubbio che magari non sia proprio la risposta più sensata al problema
Lunedì torniamo finalmente in cantiere, per portare a compimento un edificio che avevamo progettato nel 2005: un centro per la protezione civile sull’appennino modenese.
Un piccolo omaggio di Carlinhos Brown a zio Oscar, è uno spot pubblicitario, ma ci commuove un po’ lo stesso…
ci stiamo confrontando con l’architettura tradizionale dell’appennino tosco-emiliano, stiamo progettando un piccolissimo cimitero.
I temi sui quali stiamo lavorando sono presto detti:
- Il rapporto con il paesaggio. Non vogliamo un recinto chiuso in sè stesso e cerchiamo di utilizzare le pendenze del terreno per avere un “cimitero con vista”
- Ci si diverte un po’ giocando con l’architettura tradizionale locale, materiali e tecniche, cercando di non cadere nel vernacolare.
- E come al solito si fa “low-cost architecture”
Aspettando il disgelo che ci permetta di andare finalmente sul campo, oggi il computer ha sputato la prima molto-ortopedica schematica versione tridimensionale del progetto, fatta essenzialmente per verificare orientamento e viste (grazie zia GoogleEarth!) e che nei prossimi giorni verrà frullata, smontata, rimontata e passata con il rasoio di Occam. Se volete dare un’occhiata in anteprima, voilà:
e va bè, alla fine proprio non ce la facciamo a stare zitti
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